A.S.C.E.

Associazione Sarda Contro l'Emarginazione

Lettera di una Kurda del Rojava

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10702023_738884519538070_8097889056459509550_nUna combattente del YPJ (le armate femminili di difesa del popolo) scrive a sua madre

Introduzione di Antonello Pabis

Appena sveglio, un caffè e cerco le ultime notizie dal Rojava
Trovo questa lettera di una combattente del YPJ (le armate femminili di difesa del popolo a Kobane) e ve la giro.
Qualcuna/o leggendola si commuoverà ma non è al sentimento che mi rivolgo ma alla ragione.
Parlo a me stesso, che ho fra quelle ragazze, non so in quale esatta dislocazione, una cara giovane amica, alla quale penso continuamente con la gran voglia di unirmi a loro, raggiungendole.
Ma infine penso che il migliore aiuto sia resistere qui, non facendoci contaminare dall’indifferenza occidentale, dalla comodità di stare lontano dalle pallottole e dalle bombe, in una parte del mondo che mantiene ancora, anche per noi, le comodità e i privilegi  derivati dal saccheggio di quelle popolazioni.
Popolazioni che ancora andiamo a massacrare con le nostre “missioni di pace” in tante parti del mondo e con le nostre politiche di servi sciocchi dell’imperialismo e in particolare degli USA. Ancora oggi mandiamo armi “ai kurdi”, gli altri kurdi, quelli filoamericani che partecipano allo strozzamento del Rojava.
Ancora oggi siamo costretti ad assistere impotenti all’uso del nostro territorio per l’addestramento degli assassini che vanno a massacrare kurdi, i palestinesi e tanti altri popoli altrettanto inermi.
Noi dobbiamo resistere qui, sconfiggere i nemici dei popoli che stanno nel nostro paese e ci governano, dobbiamo cacciare da qui i furfanti che, in nome della loro “solidarietà internazionale” (asservimento alla Nato), costruiscono armi, le testano, le trafficano fino ai posti delle mattanza.
Dobbiamo realizzare qui il nostro presidio di democrazia e di fratellanza fra tutti i popoli del mondo.
Buona lettura e … buona manifestazione (mercoledì alle 16.3o a Cagliari in Piazza Garibaldi – con i KURDI, i PALESTINESI, TUTTI i POPOLI DEL MEDIO ORIENTE, TUTTI i POPOLI OPPRESSI.)
Antonello [Continua a leggere…] [Continua a leggere…]

“Cara mamma,

mi sono ricordata di te e ho pianto. Azad ha una bella voce. Anche lui ha pianto quando stava cantando. Anche a lui manca sua madre che non vede da un anno.
Ieri abbiamo aiutato un amico ferito. É stato ferito da due proiettili. Non sapeva molto della seconda ferita quando stava indicando la prima pallottola nel petto. Stava sanguinando troppo dai suoi fianchi. Abbiamo fasciato la ferita e gli ho dato il mio sangue. Siamo nel lato est di Kobani, madre… A sole poche miglia ci troviamo tra noi e loro. Vediamo le loro bandiere nere, sentiamo le loro radio, qualche volta non capiamo cosa dicono quando parlano lingue straniere, ma possiamo dire che sono spaventati.
Noi siamo un gruppo di nove combattenti. Il più giovane Resho è di Afrin. Ha combattuto a Tal Abyad è si unito a noi. Alan è di Qamishlo, la zona migliore, ha combattuto a Sere Kaniye e poi si è unito a noi. Ha qualche cicatrice sul suo corpo. Ci ha detto che sono per Avin. Il più vecchio è Dersim, viene dalle montagne di Kandil e sua moglie ha subito il martirio a Diyarbekir e lo ha lasciato con 2 bambini.
Siamo in una casa alla periferia di Kobani. Non sappiamo molto dei suoi proprietari. Ci sono foto di un uomo anziano e una di un giovane uomo con un nastro nero, un martire … C’è una foto di Qazi Mohamad, Mulla Mustafa Barzani, Apo e una vecchia mappa ottomana che cita il nome Kurdistan.
Non abbiamo avuto il caffè per un po, abbiamo scoperto che la vita è bella anche senza caffè. Onestamente non ho mai avuto un caffè buono come il vostro mamma. Siamo qui per difendere una città pacifica. Non abbiamo mai preso parte nell’uccisione di nessuno, invece abbiamo ospitato molti feriti e rifugiati dei nostri fratelli siriani. Stiamo difendendo una città musulmana che ha decine di moschee. Le stiamo difendendo da forze barbare.
Mamma, io vi verrò a trovare una volta che questa sporca guerra, che è stata costretta su di noi, sarà finita. Io sarò lì con il mio amico Dersim che andrà a Diyarbekir per incontrare i suoi figli. A noi tutti manca casa e vogliamo tornare, ma questa guerra non sa cosa significa mancare.
Forse non tornerò madre. Allora sii certa che ho sognato di vederti per così tanto tempo ma io non sono stata fortunata.
So che visiterete Kobani un giorno e cercherete la casa che ha visto i miei ultimi giorni … è sul lato est di Kobani. parte di essa è danneggiata, ha una porta verde che ha molti buchi da colpi da cecchino e vedrete 3 finestre, una sul lato est, vedrete il mio nome scritto in inchiostro rosso …
Dietro quella finestra madre, ho aspettato contando i miei ultimi momenti, guardando la luce del sole mentre penetrava nella mia stanza dai fori di proiettile in quella finestra ..
Dietro quella finestra, Azad ha cantato la sua ultima canzone su sua madre, aveva una bella voce quando diceva “mamma mi manchi”.
MAMMA MI MANCHI Tua figlia, Narin

 

 


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