A.S.C.E.

Associazione Sarda Contro l'Emarginazione

Liberiamoci dall’emergenza con la solidarietà

A più di un mese dalla proclamazione ufficiale di tutto il territorio dello Stato italiano come “zona di protezione”, superata in buona parte la sorpresa causata dall’accelerazione dell’emergenza sanitaria, e la confusione causata dalle misure emergenziale prese da Stato, Regione e Comuni, riteniamo sia importante fare il punto della situazione e stabilire alcune coordinate precise per la nostra azione di volontarie e volontari:

COSA PENSIAMO:

  1. PAURA VS CONOSCENZA, CONSAPEVOLEZZA, AUTODETERMINAZIONE.
    In questo momento più che mai, riteniamo dannosa una comunicazione fondata sulla sollecitazione delle paure altrui, che spesso sfocia in cacce all’untore (utili a spostare l’attenzione dalle vere responsabilità di questa crisi), già fin troppo stimolate dalla situazione e dalla comunicazione mediatica-istituzionale – politica. Al contrario, per noi è fondamentale mantenere una comunicazione fondata sullo studio e la conoscenza delle questioni in campo e delle situazioni che si verificano sui territori, cercando di valorizzare e costruire insieme una consapevolezza collettiva, volta all’autodeterminazione dei comportamenti corretti e razionali per affrontare lo svilupparsi dell’epidemia.
  2. SOTTRARSI AL CHIASSO MEDIATICO
    La comprensione di quello che succede rischia di essere accecata dall’istantaneità dell’informazione mainstream e della condivisione compulsiva su chat e social network di notizie e opinioni. Bisogna invece insistere su un rallentamento del flusso di informazioni, volto a raggiungere maggiore profondità di pensiero, a sviluppare una comprensione del fenomeno in cui siamo immersi che sia sistemica. Ci vuole studio, empatia, confronto, capacità di visione a breve termine per fare fronte alle esigenze immediate dell’emergenza, ma anche a lungo termine, per impedire che l’emergenza diventi solo il preambolo di una normalità ancora peggiore di quella che abbiamo lasciato indietro. Dobbiamo anche mettere in campo una maggiore capacità di intervento a livello mediatico, non possiamo continuare a dipendere da un’informazione che è mera propaganda delle classi dominanti, né continuare a disperdere la nostra comunicazione nei mille rivoli autoreferenziali delle comunità recintate prodotte dai social network.
  3. EMERGENZA E CONTROLLO SOCIALE
    Dobbiamo opporci alla trasformazione dell’emergenza sanitaria in emergenza di ordine pubblico, gioco di prestigio che politici incompetenti e/o in malafede stanno cercando di fare per sottrarsi alle proprie responsabilità, dinnanzi alla disorganizzazione e impreparazione del Sistema Sanitario Nazionale. Non possiamo accettare che il prezzo per il contrasto alla epidemia siano le nostre libertà civili, il nostro diritto alla privacy e ad una cittadinanza piena; non possiamo accettare che questa classe politica priva di ogni credibilità si sottragga al controllo popolare istituendo un capillare controllo di Stato sulla popolazione.
  4. DIGITAL DIVIDE.
    In questa fase di quarantena di massa, dove l’educazione, le pratiche amministrative, la comunicazione politica e con i nostri cari si spostano obbligatoriamente su internet, emerge in maniera più forte che mai l’enorme ingiustizia sociale che subiscono le persone più povere ed emarginate, nella forma del digital divide. Se l’istruzione e la conoscenza sono l’alternativa alla paura, per concretizzarle è necessario ridurre e poi eliminare il profondo divario digitale che separa gli ultimi dai più avvantaggiati. Al tempo stesso, non si può nemmeno pretendere che l’informatica sia una panacea digitale per fare ingoiare alla popolazione l’isolamento sociale: la facilità con cui si pensa di sostituire attività sociali fondamentali con la mediazione informatica è frutto di superficialità e di malafede, una scorciatoia per evitare di affrontare le enormi carenze di personale e di strutture in sistemi come scuola, amministrazione pubblica, giustizia, sanità, frutto di decenni di politiche scellerate. Senza la riapertura, in sicurezza, di questi servizi essenziali, qualsiasi discorso su una “Fase 2” sarà solo retorica a buon mercato.
  5. EMERGENZA SOCIALE
    Il blocco totale delle attività economiche sta ovviamente avendo come prime vittime le persone più povere ed emarginate. Queste fasce di popolazione sono destinate ad ampliarsi tragicamente, includendo via via un enorme strato di classe media, o medio-bassa, di famiglie monoreddito, precari, piccole imprese, artigiani e piccoli produttori, che questo primo mese di emergenza ha contribuito a destabilizzare, togliendo quella già fragile sicurezza che li portava con difficoltà a fine mese. Sono già milioni le persone in difficoltà a procurarsi i beni di prima necessità, e la situazione è destinata a peggiorare, fino a sfociare in quella che sarà la crisi economica più grande che la nostra generazione ha mai visto. Le elemosine e i buoni spesa sono solo un piccolo tampone (applicato peraltro in maniera discriminatoria da diversi comuni), non la soluzione. Dobbiamo impegnarci a fare in modo che si mettano in moto processi di redistribuzione delle risorse da chi ha di più verso chi non ha niente, o ha poco, nel rispetto della dignità e dell’autodeterminazione delle persone.

COSA STIAMO FACENDO, COSA VOGLIAMO FARE:

  1. RIPARTIRE DA MUTUALISMO E SOLIDARIETA’ DAL BASSO
    Non possiamo demandare la soluzione ai problemi sociali sempre più gravi che ci troveremo davanti solo alle istituzioni. Occorre rinforzare, e dove non ci sono costruire, reti di solidarietà, consapevolezza e mutuo aiuto, che non sfocino in dinamiche assistenzialiste. Diversi nostri gruppi territoriali sono già in campo per sostenere le persone più deboli in questo momento di bisogno, con l’obiettivo di non lasciare indietro chi indietro c’è già. Al #resto a casa abbiamo da subito risposto #e chi una casa non la ha?
  2. CONTROINFORMAZIONE, CONTROINCHIESTA.
    Abbiamo la responsabilità di costruire dal basso un controllo democratico dell’azione istituzionale di gestione dell’emergenza, mediante una decisa opera di controinformazione. Le nostre azioni di solidarietà e muto aiuto dovrebbero essere accompagnate da un’opera di raccolta dei dati, a partire da quelli numerici legati agli interventi di assistenza (che già da ora ci dimostrano che se sul piano della diffusione del virus siamo in fase di plateau, la curva della fame e della povertà continua a salire ed è ben lontana dal picco). Dovremmo raccogliere anche dati relativi al sistema dei controlli di ordine pubblico, quelli aneddottici e documentali, legati a testimonianze, esperienze, e materiale prodotto da uffici burocratici, politici e amministrativi, perché è necessario contenere la deriva autoritaria insita nei modi scelti per la gestione dell’emergenza.
  3. ASSISTENZA LEGALE.
    L’emergenza Covid-19 sembra avere attivato una gara, tra politici di mezza tacca in cerca di notorietà, a chi produce l’ordinanza più inutile dal punto di vista sanitario e sprezzante verso i cittadini e i loro diritti. La vaghezza delle disposizioni statali consente alle forze dell’ordine margini di arbitrio esagerati verso la popolazione tutta, ma particolarmente, verso gli ambiti più emarginati e invisibili: le notizie provenienti dalle carceri sono di una gravità inaudita. Per questo occorre rimettere in moto/attivare l’ufficio legale dell’associazione, oltre che coordinarsi insieme alle altre iniziative legali che stanno venendo messe in campo da altre associazioni o gruppi, per contribuire a ricostruire un minimo di certezza del diritto, di rispetto delle garanzie democratiche, di controllo dei poteri statali.

CONCLUSIONI:

La retorica istituzionale cerca già di abituarci ad un futuro in cui “nulla sarà mai più come prima”, dando per scontato di avere già deciso come sarà il nostro futuro. Un futuro in linea con il passato recente, in cui i processi già in atto da anni di privatizzazione e smantellamento dello Stato sociale, soppressione e controllo degli spazi pubblici, accentramento del potere sociale ed economico nelle piattaforme digitali commerciali, svuotamento della democrazia e del dibattito pubblico attraverso il dettato tecnocratico, subiranno un’accelerazione netta dettata dalla crisi sanitaria e dalle misure emergenziali prese per farvi fronte.
Come A.S.C.E., e come più ampio movimento sardo e internazionale, abbiamo il dovere e l’urgenza di ragionare sulla nostra visione del futuro, di opporre a questa serie di programmi preconfezionati (che sono parte della crisi in corso, e ostacoli alla sua soluzione) un programma di radicale mutamento del modello sociale ed economico. Per questo è necessario operare un salto di qualità nella nostra capacità di elaborazione ed azione politica, facendo ogni sforzo necessario per cercare di aiutare l’aggregarsi di un movimento unitario e plurale all’altezza del grave momento storico in cui ci troviamo. Non c’è una Fase 2 per questo, dobbiamo incominciare adesso.


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