A.S.C.E.

Associazione Sarda Contro l'Emarginazione

Il Sindaco di S. Nicolò Arcidano: “Troppi Rom abusivi”

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Un commento a questo articolo mi sembra d’obbligo, tanto più che il Sindaco cerca aiuto, e mi sembra opportuno fare la nostra parte.
Ho letto l’articolo e il regolamento del campo (delibera n. 33 del 05/08/2011, che trovate a questo link:

Aggiungo che conosco la Costituzione italiana, così ci risparmiamo i continui riferimenti all’art. 3, all’art. 14, all’art. 16, e vari altri.
Riassumo il problema del Sindaco, premettendo un passaggio del regolamento del Campo rom di S. Niccolò d’Arcidano: “Al suo interno vivono da diversi anni numerose famiglie, molte delle quali composte da persone aventi residenza e cittadinanza italiana…”:
1) Nel campo Rom di Arcidano i residenti osano sposarsi (e fare figli) con persone che non erano presenti all’assegnazione degli alloggi del 2011. Secondo il Sindaco questo sarebbe vietato dal regolamento. “Nel campo può risiedervi solo chi vi nasce…”
2) “Ci sono tantissime persone in giro per il paese che nessuno conosce…”
3) “c’è stata una festa nel campo con almeno trecento persone…”
4) “…in giro c’è aria di rivolta…”
5) “La comunità rom assorbe molta parte delle risorse destinate ai servizi sociali e in un momento di grave crisi come questo, se la legalità non viene fatta rispettare, il rischio che si inneschino situazioni poco piacevoli è reale.”
In sostanza, i residenti del Campo rom di S. Niccolò d’Arcidano possono sposarsi solo con altri residenti, oppure optare per l’esilio. Non ho trovato traccia di questa norma anti costituzionale nel regolamento, ma magari il Sindaco può citarmi il passaggio preciso, posso essere stato poco attento nella lettura.
Si apprende anche, con stupore, aggiungerei, che secondo il Sindaco gli abitanti di San Niccolò d’Arcidano quando vedono una faccia sconosciuta (turista, rappresentante di commercio, viaggiatore, rappresentante dello Stato, ecc.) si mettono in allarme. Se invece intendeva dire che questi stessi cittadini si mettono in allarme quando quella faccia non ha i connotati razziali giusti, c’è qualcosa che non mi torna rispetto agli Arcidandesi che conosco io.
I Rom non possono fare feste nelle unità abitative che il Comune gli ha assegnato dietro pagamento di un canone d’affitto. Ho provato a cercare una norma del genere anche nel regolamento delle case popolari (quello pubblicato da AREA ,ma di una eventualità di questo genere non ho trovato traccia. Visto che il campo rom è sperduto oltre la periferia sud del paese e che si trova al termine di una strada senza sbocchi (strada così mal messa che neanche google earth l’ha percorsa con il suo street view), mi piacerebbe capire chi si sia lamentato.
Le ultime due affermazioni sono inquietanti, e se fossi il Prefetto ne chiederei conto immediatamente. Fa paura sentire che gli Arcidanesi si stiano per rivoltare contro qualcuno (che nella fattispecie sono altri Arcidanesi) per ragioni di etnia (o di razza, come si sarebbe detto tra il 1938 e il 1943). Per sottolineare la gravità dell’affermazione faccio quello che suggerisce Leonardo Piasere nella prefazione di “Sulla pelle dei Rom” (di Carlo Stasolla) e sostituisco Rom con Ebrei per vedere come suonerebbe alle nostre orecchie la stessa affermazione: “La comunità [ebraica] assorbe molta parte delle risorse destinate ai servizi sociali e in un momento di grave crisi come questo, se la legalità non viene fatta rispettare, il rischio che si inneschino situazioni poco piacevoli è reale.” Credo non ci sia bisogno di commentare oltre, caro Sindaco, lei ha ragione, bisogna far rispettare la legalità.
Massimo Casagrande


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