A.S.C.E.

Associazione Sarda Contro l'Emarginazione

…due righe di riflessione

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Di Salvatore Drago  261545_1684048840627_7695431_n

Leggendo l’articolo di Antonello mi sorge spontaneo fare alcune considerazioni, non certamente per polemizzare con quanto da lui scritto  piuttosto per capirci qualcosa di più di quel ginepraio che è il Vicino Oriente e più precisamente quel magnifico territorio che corrisponde al  Kurdistan.
Voglio di proposito sorvolare sulle ragioni storiche che hanno portato allo smembramento di quel popolo in 5 nazioni diverse e, comunque, sarebbe sciocco far finta di ignorare le enormi risorse di petrolio che sono presenti in questa zona e, forse ancora più importante il fatto che l’approvigionamento idrico di diversi stati dipende proprio dalle risorse che hanno la loro sorgente proprio in Kurdistan. Ciò premesso cerchiamo di capire quali sono gli attori di questa guerra non dichiarata, in campo, che sarebbe molto riduttivo ricondurre a Erdogan da un lato e il popolo kurdo dall’altro più un generico imperialismo occidentale.
A mio modo di vedere, gli attori (quelli principali perlomeno) sono da individuare in: Stato Turco, Milizie dell’ISIS, Arabia Saudita e Qatar, Stati Uniti d’America, Israele, Siria, Iran e Unione Europea., non volendo menzionare, per ragioni di brevità Cina e Russia
Ci viene raccontato che le milizie del Califfato (ISIS) sono nate da una costola di Al Quaeda) E ci viene propinata una bugia, visto che che il califfato si è sviluppato in altre latitudini e con altri obbiettivi rispetto a quelli perseguiti da Al Quaeda. Al Quaeda infatti, nata in Arabia Saudita ed etero diretta dagli Stati Uniti aveva per teatro di operazione soprattutto l’Afghanistan durante l’occupazione sovietica. Finita l’occupazione dell’Afghanistan da parte dell’URSS e dopo il rovesciamento del regime dei Taliban non pensava di varcare i confini di quello stato se non con veri ,o, ad essa attribuiti, attentati terroristici per mezzo dei quali non si prefiggeva la conquista di “stati” da sottomettere alla fede islamica quanto piuttosto un compito di “propaganda messianica” di predicazione e di “punizione”
Visto l’impatto mediatico che essa riesce ad ottenere alcuni stati pensano di usare questo network (questa rete di esperienze maturate sul campo) ed usarlo a loro uso e consumo e l’occasione viene data dalle cosiddette “primavere arabe” e prima ancora dalla Somalia (uno stato ridotto a non -stato grazie all’operazione “ridare speranza”, cui anche l’Italia ha contribuito a suo tempo, Un territorio immenso ridotto a pattumiera per tutti i rifiuti che l’occidente industrializzato decide di “depositare” ma anche facile covo per chi decide di addestrarsi all’uso del terrorismo, visto che il paese viene diviso in territori controllati da clan vari.
Un’esperienza che si esporta in Libia: Uno stato sovrano, che ha un torto terribile: essere ricchissimo di petrolio, e soprattutto di acqua: nel sottosuolo libico ci sono 10 miliardi di metri cubi di acqua che l’eccentrico dittatore decide di portare nelle abitazioni dei cittadini libici, ma peccato ancora più grave, egli ha intenzione di creare una banca. La banca d’Africa: un sistema bancario da contrapporre al fondo monetario internazionale. Velleità che vengono stroncate da una guerra sanguinosa come tutte le guerre ma, le stranezze della politica internazionale, a prender parte è anche l’Italia unico stato che poteva beneficiare in termini economici visti i buoni rapporti che era riuscita ad instaurare con il dittatore libico.
Il resto è cronaca di questi giorni: un paese “somalizzato” governato da una miriade di governi formati da bande e tribù dove regna il terrore la fame e la disperazione, due milioni di cittadini provenienti dai paesi africani che vi lavoravano costretti in regime di schiavitù e nella migliore delle ipotesi costretti ad imbarcarsi verso la inospitale Europa. E’ in questo brodo di cultura che nasce e si sviluppa l’ISIS, un esercito di mercenari disposti a tutto per esportare la loro folle sete di sangue e di dominio, ma questa agisce da mercenario al soldo delle petromonarchie saudite e qatariote, o meglio di alcuni membri delle famiglie che in questi due stati regnano. Queste famiglie, insofferenti dello strapotere occidentale, decidono di investire una parte degli enormi proventi del petrolio per espandere la loro influenza su tutti i paesi del golfo, giocare il ruolo di medie potenze regionali; per raggiungere il loro scopo usano le armi più potenti che l’uomo ha inventato: la religione e il danaro. Arruolano migliaia di sventurati per tutto il mondo, e con l’accondiscendenza di vari stati occidentali (Francia e Stati Uniti in primo luogo) decidono di sferrare l’attacco alla Siria di Assad e lo fanno da due fronti: uno integralista, con le bande dell’ISIS, e dall’altro con un fantomatico esercito di liberazione. Giocano insomma, il ruolo dell’apprendista stregone. Succede così che il giocattolo che loro hanno contribuito a mettere in piedi decide di giocare un ruolo autonomo; insofferente com’è all’obbedienza e soprattutto assetato come è di ideologismo e di integralismo pseudo religioso. L’Occidente, che si schiera a parole contro gli integralismi si trova così a rovesciare gli unici tre governi relativamente laici della zona: Iraq, Libia e Siria, ma sono le contraddizioni occidentali. Quelle contraddizioni che i giornalisti che blaterano di fondamentalismo islamico, quegli stessi che non conoscono neppure cosa sia l’Islam, si guardano bene dallo scandagliare e magari cercare di capire.
A questo punto risulta chiaro che l’obbiettivo che i saudi-qatarioti si prefiggono è l’Iran, un territorio immenso che ha il torto oltre ad essere ricco di petrolio di essere stato messo nella lista nera degli stati canaglia, e ad avercelo messo in quella lista è proprio quello stato (gli USA) che possono, per legge praticare il terrorismo di stato. Per legge! Per drone! oltre al fatto di professare una corrente di islamismo diversa da quella che si professa in Arabia Saudia e in Qatar. (cosa che non dovrebbe scandalizzare noi europei, visto che abbiamo conosciuto nei secoli, secoli di guerre di religione: cattolici contro protestanti, persecuzione degli ugonotti, per non parlare delle persecuzioni contro i cittadini di fede ebraica).
Per raggiungere lo scopo, visto che prima la Siria e a maggior ragione l’Iran non sembrano essere facili bocconi si vedono costretti a cercarsi un alleato e lo trovano nella Turchia di Erdogan.
Strano destino quello della Turchia, uno stato nato per essere laico e nazionalista che si ritrova ad allearsi con le peggiori teocrazie che esistano.
Io non sono propenso a pensare ad Erdogan come un fanatico religioso, penso piuttosto che il personaggio sia da inquadrare come un tipo spregiudicato, ambizioso, opportunista e avido che vuole giocare un ruolo da piccola potenza nello scacchiere medio orientale. Da sindaco di Istambul prima e da Primo ministro poi, egli ha cercato in tutti i modi di aprirsi una finestra verso l’Europa (ed era in questa prospettiva che egli aveva accondisceso ad un piano di pace con Ocalan) vedendo poi l’allontanamento di questa prospettiva e l’avvicinarsi di una crisi economica che avrà ricadute sicure nella tenuta sociale della nazione ha deciso di ricorrere a questa altra forma di alleanza: con Israele e con i sauditi e qatarioti. Egli ha individuato nei kurdi i nemici principali non solo e non tanto perché kurdi bensì perchè le loro forme di governo sono l’antitesi del suo modo di governare. Un esempio che “rischierebbe” di essere mutuato anche in altre zone della Turchia e mettere così in serio pericolo non tanto il suo governo quanto il modo di governare.
Il fatto che ci siano delle organizzazioni politiche che non solo proclamano ma praticano la parità di genere, il rispetto per l’ambiente, la pari dignità di ogni essere umano indipendentemente dalla razza confessione religiosa ecc. Il fatto che questi governi hanno talmente a cuore la democrazia da praticarla sostanziandola con comitati di cittadini, che gli eletti debbano rispondere ogni momento delle loro azioni ai cittadini che li hanno votati questo deve essere un esempio che secondo Erdogan, non deve perpetuarsi.
Non è, a mio avviso, l’odio contro i kurdi che spinge Erdogan a reprimere il popolo kurdo ma egli intende reprimere l’anelito verso l’autodeterminazione, verso una reale democrazia che questo popolo vuole mettere in pratica.
E lo fa nel modo più vigliacco che si possa immaginare, fingendo di voler combattere il “terrorismo” dell’ISIS che lui stesso ha contribuito ad alimentare, sull’onda di una strage compiuta da un ragazzo che s’è fatto saltare in aria uccidendo così una trentina di altri ragazzi. Giovani uomini e donne andati lì proprio per contrastare le politiche di Erdogan. Da spregiudicato giocatore quale egli è mette sul piatto della bilancia la pelle di milioni di profughi siriani
Lo fa con l’appoggio e la benevola compiacenza della NATO ma anche di Israele che pensa così di indebolire l’Iran, abbattendo il regime di Assad.
Ultimi baluardi, a giudizio dello stato di Israele, che potrebbero opporsi al suo folle progetto della creazione di uno stato ebraico. Anzi uno stato degli ebrei. Ovvero, quanto di più distante si possa immaginare dall’idea di uno stato, anzi di una confederalità di stati multietnici e multi religiosi così come cominciano a profilarsi in quell’esempio straordinario e sublime che è il Rojava.
Un esempio che, speriamo, non dovremo ricordare fra qualche secolo come la Comune di Parigi. Ovvero come la fine che quell’esperienza gloriosa fece! E perché questo non accada bisogna essere vigili adesso, cercare di capire cosa sta succedendo in quell’area e soprattutto non lasciarsi ingannare dai reportage di media fasulli.


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