A.S.C.E.

Associazione Sarda Contro l'Emarginazione

Non lasciamo soli i Kurdi

Di Antonello PabisNewroz

IL POPOLO KURDO

E’ composto da circa 40 milioni di persone, distribuite fra Turchia, Iran, Irak, Siria e paesi della diaspora.
Essi rappresentano la grande, millenaria civiltà culturale e politica della Mesopotamia e alimentano, tra i capisaldi della propria resistenza, la rivendicazione dei diritti umani per tutti e la promozione del ruolo della donna in tutti i campi della vita sociale, dalla famiglia alla politica.
Ciononostante, i kurdi devono ancora lottare per il riconoscimento della loro identità e dei loro diritti più elementari.
Attualmente, solo in Turchia, si contano almeno 8000 prigionieri per reati di opinione, accusati di favorire il …. terrorismo! In Siria viene ancora applicata la pena di morte contro i resistenti. Ovunque, la negazione, l’oppressione e repressione hanno caratterizzato l’esistenza dei kurdi.
Tuttavia, il Popolo Kurdo continua ad opporsi alle politiche di assimilazione e alle logiche di guerra dell’imperialismo colonialista e del neo-feudalesimo mediorientale delle petromonarchie e del dispotismo turco
Nella regione del ROJAVA ((Regione nel nord Siria, confinante con la Turchia a nord e con l’Irak a est), essi hanno abbracciato il sistema del Confederalismo Democratico e avviato una straordinaria esperienza di autogestione comunitaria basata sulla convivenza civile interetnica, interculturale e interreligiosa.
KOBANE (Rojava – Siria) e SENGAL (Kurdistan irakeno) sono state bruttalmente attaccate dalle bande mercenarie di ISIS.
Ma, la difesa del popolo kurdo, giovani e anziani, uomini e donne, guerriglieri e civili, ha liberato le città e ancora ricaccia indietro i tagliagola, grazie all’eroismo delle armate di difesa popolare: HPG (del PKK) ; YPG (maschili del PYD, il PKK siriano) e YPJ (femminili dal PYD).
In tale contesto, le donne hanno assunto un ruolo fondamentale anche in relazione alla parità di genere, che ha unito e dato forza all’intero movimento.
Per i Kurdi la resistenza continua ed ora molti degli sfollati rientrano per ricostruire le città semidistrutte dai bombardamenti, sotto lo sguardo distratto delle potenze occidentali, più interessate ai mercati che alla vita umana.
I Kurdi si battono anche per rivendicare la libertà del loro leader Abdullah Ocalan, il Nelson Mandela della Turchia, come Gramsci imprigionato (da 16 anni) per impedirgli di pensare.
Anche sul piano filosofico c’è un filo di continuità che va da Gramsci a Mandela a Ocalan.
La pratica solidale e democratica della resistenza kurda è un grande esempio per tutti, che dà speranza all’intero Medio Oriente e al mondo intero. KOBANE resterà quindi il simbolo della resistenza per tutti i popoli.
Non lasciamo soli i Kurdi: siamo coinvolti tutti in questa inaudita manovra di disintegrazione delle grandi civiltà del passato e dell’identità culturale di quei popoli, che annienta la cultura, le diversità, le minoranze… la libertà.
Il 21 marzo i Kurdi festeggiano il NEWROZ, la più grande festa della tradizione mediorientale. Per il popolo Kurdo, la Festa è divenuta la più importante occasione per manifestare il proprio orgoglio identitario e le rivendicazioni di pace, libertà, democrazia.


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